Alà dei Sardi
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Alà dei Sardi e il suo isolamento geografico

Alà dei Sardi e il suo curioso isolamento geografico e culturale

Situato ad appena 40 chilometri da Olbia, Alà dei Sardi conserva nel suo patrimonio culturale delle peculiarità che sono usuali della Sardegna più interna e arcaica. Qua si gioca a ‘sa murra‘ e si canta a tenore, come in Barbagia, anche i laureati del paese utilizzano ancora indumenti in ‘belludu‘ (velluto) e in ‘fustanu‘ (fustagno), tipici della moda pastorale sarda. Ciò è però la punta dell’iceberg riguardo un sostanziale conservatorismo riguardo il modo di vivere degli alaesi.
Il motivo principale di questa situazione è una sorta di isolamento secolare che hanno subito le popolazioni di questo altopiano, che fino all’ultimo decennio del XIX secolo era escluso da qualsiasi arteria stradale di collegamento con le altre parti della Sardegna. Nel 1823 il sindaco del paese minacciò di ricorrere al governo di Madrid contro le pretese di Alberto La Marmora che visitava la Sardegna per conto dei Savoia. Probabilmente neanche la notizia del passaggio dell’isola dagli spagnoli ai piemontesi – avvenuto un secolo prima – arrivò a queste latitudini. Solo con la conclusione della Strada Reale Nuoro-Monti tale isolamento piano piano ha lasciato il passo alle interazioni con la vicina Gallura e quindi con la costa settentrionale dell’isola.

Alà dei SardiPrima di ciò, gli alaesi hanno dovuto trovare forme di autogestione che ovviassero a tale sostanziale distacco dal resto del mondo. Ciò si é riverberato anche nel patrimonio culturale locale che si é conservato più che altrove e ha sviluppato forme espressive peculiari.
Curioso è ad esempio l’iter di organizzazione delle feste religiose del paese. Dove si festeggiano complessivamente dieci santi. Per la maggior parte di essi la procedura prevede ‘s’intregu de sa bandera‘ ossia l’affidamento del gonfalone del santo al priore che si occuperà di sovraintendere i festeggiamenti. Durante l’autunno, dopo l’ultimo santo festeggiato nell’anno (Santu Frantziscu, ossia San Francesco, festa campestre che vede in tre giorni la presenza complessiva di più di diecimila pellegrini provenienti da tutta la Sardegna), si inizia la fase di affidamento dell’organizzazione dei festeggiamenti. A sabati alterni la popolazione, dopo la benedizione del gonfalone in chiesa, si riunisce in un salone dove si raccolgono le offerte dei cittadini. In cambio viene offerto loro ogni sorta di bontà locale: formaggi vari, salumi assortiti, vino e acquavite, dolci tipici a iosa. Praticamente tutta la popolazione si riunisce in uno stesso spazio fisico e passa la serata a parlare, discutere, scambiarsi opinioni e informazioni, salutare gli alaesi ormai emigrati. I più anziani vanno presto e rientrano a casa prima degli altri. I più giovani si trattengono fino all’alba cantando a tenore, giocando a ‘sa murra’, ridendo e scherzando con i propri amici. Considerando mediamente due appuntamenti al mese, praticamente per tutto il semestre freddo dell’anno si susseguono questi ‘intregos‘.

In primavera, per lo stesso santo, si organizza invece una rotazione di ‘cuèstias‘. Stavolta di domenica e di mattina. Si parte alle sette, ci si incontra in un unico posto, si fa colazione tutti assieme, di sostanza: pane con ogni tipo di companatico: salsicce, prosciutto, pancetta e altri salumi, formaggi di ogni qualità. Dopo di che si creano i gruppi di persone che si suddivideranno i vicinati del paese, dove suoneranno di casa in casa a chiedere un’offerta per il santo. Chi aprirà la porta oltre l’offerta (cui seguirà l’augurio di donarne fino a cent’anni, rigorosamente in lingua sarda), darà anche da bere ai questuanti, o sull’uscio di casa o in cantine adeguatamente preparate con dolci e bevande varie. All’ora di pranzo si ritorna dove si è fatto colazione, per il pranzo sociale, durante il quale si fa il conto delle offerte e si consegnano i resoconti al priore. La serata poi continua con gruppi autonomi che si riuniscono in abitazioni private per continuare il divertimento domenicale.

Da maggio fino a ottobre è invece il periodo dei festeggiamenti veri e propri, che seguono il modus tipico dei paesini sardi. La particolarità sta appunto in tutto ciò che viene prima, come dettagliatamente spiegato.
Curiosi sono altri modi di passare il lungo e rigido inverno tipo della Sardegna interna. Se a sabati alterni c’era l’appuntamento con ‘sos intregos‘, quotidianamente da novembre fino ad aprile le serate si passavano presso ‘sas saletas’. Vecchie abitazioni del ‘mesu bidda’ – il centro storico – ereditate da nonni o zii celibi, che, non più funzionali alle mutate esigenze abitative della modernità, venivano appunto usate dalle ‘grefas’ – le compagnie di amici – per trascorrere le serate al caldo e in compagnia. Un caminetto, legna raccolta nei campi, carne da arrostire con spiedi e graticola, un vecchio frigorifero dove riporre bevande per ogni gusto, un mazzo di carte, una chitarra, e tanta voglia di divertirsi. Persino i primi amori nati appunto al riparo dai pettegolezzi della comunità. Non c’è bisogno di televisori, bastano i racconti attorno al fuoco, le assurde conquiste di un play boy improbabile, le prese in giro al permaloso del gruppo, per passare serate sempre diverse tra loro, in una sorta di comunità autonoma autogestita, dove l’indomani chi può va a pulire, a raccogliere la cenere, a preparare per il successivo incontro.

E quando si è in pochi o la serata non decolla, si va a fare visita alle altre ‘grefas‘ riunite in altre ‘saletas‘, prediligendo quelle più vicine e dall’età più prossima. Spesso si ricevevano anche le visite dei più grandi, che con la scusa di farsi invitare un buon bicchiere di vino, controllavano il proprio figlio, o una sorella minore, un figlioccio. Verificando appunto che si trattasse di divertimenti sani, senza alcun eccesso. In una sorta di controllo sociale capillare – vi era un continuo scambio di informazioni tra i vari genitori – e soprattutto discreto e sottotraccia.

Così si passava l’inverno ad Alà dei Sardi, paese che ha sfruttato il suo isolamento per sviluppare forme di socialità peculiari e distintivi. Che ancora oggi caratterizzano gli alaesi, e li rendono particolari nel già caratteristico e particolare modus vivendi del popolo sardo.

 

Innanzitutto un doveroso ringraziamento a Roberto Mette per averci spiegato, tramandato e fatto conoscere le tradizioni di Alà dei Sardi. Questo articolo è stato scritto da lui per il nostro blog, e noi non possiamo che essere onorati.

Light Designer nella vita di tutti i giorni, viaggiatore nella seconda vita. Credente della filosofia del viaggio in solitaria giusto per poter fare quello che mi pare. Fotografo e visito qualunque cosa ho sott'occhio.

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