Gli uccelli di San Gimignano

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Dopo una stupenda replica a Marina di Bibbona, il giorno seguente avevamo giornata libera. Invece di tornare a casa, abbiamo optato per visitare qualcosa di interessante sulla strada, e la scelta è caduta su San Gimignano, che conoscevo sia per le 72 torri sia per esser stata la location del videogame “ Assassin’s Creed 2” che all’epoca fece conoscere il paese in tutto il mondo.

San Gimignano ( che sorse nel X secolo e prese il nome dal Santo Vescovo di Modena che nel Vi secolo fermò le orde di Totila) ci accoglieva in tutto il suo splendore e con 34 gradi di bontà per cui oltre al Santo del paese avevamo anche altri Santi che ci accompagnavano attendendo pazientemente la nostra dipartita per insolazione.

Avevamo un’oretta di tempo, e , anche se il mio spirito tendente al dark era spinto nel visitare il Museo delle Torture e il Museo della Pena di Morte ( unico biglietto per entrare in entrambi), volevo qualcosa di piccolo, che molte volte ad un turista attento passa inosservato. Una città stupenda come San Gimignano, che ha il grande potere di riportare indietro nel tempo i turisti con le sue torri maestose e le sue pietre che hanno ancora i fasti della fierezza d’un tempo, avrebbe sicuramente soddisfatto la mia voglia di qualcosa di minuscolo e imponente nello stesso tempo. D’altra parte, nelle grandi casse dei tesori i gioielli più piccoli hanno un valore inestimabile.

Dopo aver visitato velocemente la città ed aver fotografato dall’esterno la Torre Grossa e la Basilica di Santa Maria Assunta ( ed essermi pentito di avere solamente poco tempo, per gli affreschi e le opere contenute al loro interno) mi sono imbattuto in una indicazione che ha destato la mia attenzione.

  • MUSEO ORNITOLOGICO ( 100 m )

Dopo poco tempo ( prima ho visitato il punto panoramico, per essere abbracciato dalla dolce e sensuale bellezza delle campagne toscane) ho visto una piccola Chiesa, molto antica e solitaria, Storia nella Storia.

La Chiesa di San Francesco venne costruita un anno dopo la morte del Santo dai suoi seguagi, nella contrada Quercecchio di San Gimignano. Molto più tardi venne preso dalla Confraternita di Santa Fina ( patrona della città) che dedicò l’oratorio al Santo, che divenne noto come “ Sala di San Francesco”. Entrato nella piccola e accogliente struttura, ho visto subito davanti la collezione di volatili imbalsamati e le due guide gentilissime. Dopo averle salutate, mi sono incamminato a destra, presso la Sala del Santo. Tutta la stanza fu affrescata nella prima metà del Seicento dal pittore Lorenzo Ciardi, che raccontò la vita di San Francesco in lunette ricavate nelle stesse pareti. La stanza era dedicata a reperti di Castelvecchio, un parco di insediamenti archeologici poco fuori la città e visitabile solo tramite guida ( 0577/941388, se volete). Bella la collezione di monete antiche.

Nella sala adiacente, ho potuto ammirare la collezione di volatili davanti ad uno stupendo altare affrescato. La raccolta risale al 1886, per iniziativa della Marchesa Marianna d’Aragona Paolucci. Il materiale fu imbalsamato dal noto esperto Riccardo Magnelli . La provenienza degli uccelli è di solito italiana, ma vi sono non poche eccezioni: la Berta minore, la Cincia dal ciuffo, il Gracchio corallino, etc. Anche se nel catalogo originale risultavano 1136 esemplari, oggi se ne possono ammirare 371.

Il museo è piccolo, ma notevole per la qualità e la bellezza dei reperti. E, una volta uscito, sono riuscito a fotografare un piccolo piccione in volo: segno che gli uccelli di San Gimignano avevano lasciato in me un ricordo piacevole.

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