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I viaggi e le maestranze ai tempi del Coronavirus

 I viaggi e le maestranze ai tempi del Coronavirus

Non credo che moriremo di Ebola. Mi preoccupano molto di più i virus influenzali, quelli che si trasmettono con sinistra facilità, per via aerea.

Questa frase lo aveva scritto, tanto tempo fà lo scrittore statunitense di viaggi e natura David Quammen. In un apocalittico scenario dove si vede gente che corre ai supermercati per i rifornimenti, si sta scatenando una isteria di massa degna dei migliori film di George Romero (L’alba dei morti viventi, tra tutti n.d.r.). Ma cos’è questo Coronavirus? Di certo non siamo immunologi ne tantomeno infettivologi, quindi a questo non possiamo dare risposta. Non è il nostro campo. Ma di viaggi sicuramente ne capiamo.

L’italia è diventata una delle mete turistiche da evitare, con il conseguente crollo sulle prenotazioni, sulle visite guidate e sul turismo in generale. Basti pensare che stati come Israele, Giordania e altri hanno il divieto d’ingresso ai cittadini provenienti dall’Italia. Li potete vedere sul sito della Farnesina aggiornato in tempo reale. La paura di partire, in questo momento storico, è tanta. Non per paura di prendere questa (come viene indicato da alcuni massimi esperti del settore) influenza, ma solo per paura di trovare cancellato il volo di ritorno. Molti la pensano così, me compreso. Il 12 marzo dovevamo partire per Tenerife. Non so se andremo o meno ma di certo non sarà per colpa del Coronavirus.

Ma solo il turismo è crollato oppure anche altri settori? Ovviamente no. Tutti i settori sono in difficoltà per colpa della chiusura e successiva quarantena. A titolo personale, perchè di lavoro faccio quello, è il mondo dello spettacolo.

Annullati tutti gli eventi per un mese. Attori che si ritrovano con un pugno di mosche, tecnici che non potranno prendere altri lavori e produzioni ferme. L’ammontare dei danni è incalcolabile ma chi ne fa le spese è sempre la cultura. Una parola che molte persone la scambiano per hobby.

Dovete sapere che dietro uno spettacolo, qualunque esso sia, ci sono settimane e settimane di lavoro, nottate passate dentro i teatri, prove fino allo sfinimento…Per cosa? Semplicemente per permettere a noi, e successivamente al pubblico, di rimanere entusiasti. Quindi la prossima volta che tornerete a teatro, anfiteatro, cineteatro e via dicendo, guardate in faccia quelle persone che si trovano dentro e fuori dal palco. Forse capirete che questo lavoro è passione prima di tutto.

Un GRAZIE grande come una casa a tutte le maestranze teatrali: attori, fonici, light designer, macchinisti, rigger, attrezzisti, costumisti, direttori, registi, ballerini, coreografi, ecc., ecc..

Ricordiamoci che senza di noi la cultura è morta. O forse lo è già, ma non lo sappiamo…

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Francesco

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Light Designer nella vita di tutti i giorni, viaggiatore nella seconda vita. Credente della filosofia del viaggio in solitaria giusto per poter fare quello che mi pare. Fotografo e visito qualunque cosa ho sott'occhio.

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